Paesi dei Colli Berici, COSTOZZA

Breve storia di Costozza.

Le origini.

Il nome Costozza deriva probabilmente da “custodia”, legato al fatto che un tempo sorgeva qui un castello, o riferito ai covoli scavati nel monte, usati come prigioni e luogo in cui custodire beni e derrate alimentari.
Le prime popolazioni si insediarono proprio dentro i covoli, grotte e cavità ricavate nella roccia calcarea del Colli Berici. Da qui popolarono gradualmente le aree circostanti, fino a scendere in pianura.

Il periodo romano.

La graduale colonizzazione romana portò prosperità sul territorio. La pietra bianca estratta dai Colli Berici guadagnò notorietà e valore, e il borgo di Costozza divenne sempre più autonomo dal punto di vista amministrativo e giurisdizionale.
Costozza sopravvisse all’invasione degli Unni del 452, ma ne rimase sconvolta, perse forza, e divenne soggetta ad altre successive invasioni e conquiste.

La rinascita coi benedettini.

L’arrivo dei monaci benedettini sul territorio, intorno al 750, segna un cambiamento della storia del paese e l’inizio di una rinascita: con la coltivazione delle terre, il pese prende a ripopolarsi.
Viene eretta la Pieve di San Mauro e Costozza, con il suo castello, diventa sede vescovile.

Nuovi conflitti, carestie e malattie, prima dello splendore con la Serenissima.

Nuovi turbamenti alla popolazione e alle istituzioni che si erano consolidate sul territorio (Costozza era un borgo comunale, dotato di statuto) furono portati da Ezzelino III da Romano, nel XIII secolo e dai suoi scontri con la Lega Padovana, dalle lotte tra Scaligeri e Carraresi, da carestie e morbi infettivi che si diffusero tra il 1100 e il 1300. Solo con il dominio della Repubblica di Venezia, tornò una pace stabile.
La pietra torna ad essere molto apprezzata ed estratta in quantità; Costozza torna a splendere, arricchendosi delle ville nobiliari che ancora oggi possono essere ammirate e visitate.

Un centro di nobiltà e cultura a Costozza.

Oggi il centro storico del paese è un luogo denso di opere d’arte che si susseguono. In un breve tratto, sotto il monte ce si innalza rapido e porta alla pieve di San Mauro, si trovano chiese, oratori, giardini storici e ville, fontane, vecchie ghiacciaie e capitelli. Si può intuire l’antica presenza del Castello segnalato a Costozza da documenti storici: il volto ne è forse stato una parte.
Entrando in alcune ville patrizie, si può assistere al famoso fenomeno delle correnti d’aria fresca che si generano nelle antiche cave di pietra, e vengono convogliate nelle sale nobili attraverso stretti cunicoli.
Ai tempi del conte Francesco Trento, un tempo proprietario di queste terre, Costozza divenne un centro di nobiltà e cultura, di raffinatezza e mecenatismo che attirò personaggi come Torquato Tasso, Giangiorgio Trissino, Andrea Palladio, Nicolas Poussin, Giambattista Maganza, Vincenzo Scamozzi.
Qui passò anche Galileo Galilei, che si narra si recasse sulla piccola torretta dell’edificio “La Specola” ad osservare il cielo.

La pietra, il vino dei Colli Berici e la coltivazione dei funghi in grotta.

Storicamente Costozza è stato un luogo di estrazione della pietra, detta anche pietra di Vicenza. Un’attività che a fatto fiorire negli anni passati molti laboratori e diffuso la conoscenza, l’arte e il mestiere di scalpellini e di lavoratori della pietra.
Da sempre la zona offre una condizione climatica e caratteristiche del terreno ottimale per la coltivazione dei vigneti di Tai e di Cabernet ma anche di ve bianche. La produzione del vino ha una lunga tradizione e si fregia oggi di vini di alta qualità, DOC e IGT molto apprezzati.
Altra attività tipica, più recente e ancora una volta legata alle grotte di Costozza, è quella della coltivazione dei funghi che oggi vantano grande rinomanza nel vicentino. In grotta esistono naturalmente le condizioni climatiche di temperatura ed umidità per uno sviluppo ideale dei funghi.

Sul sito del Comune di Longare sono visibili alcuni edifici storici nel centro di Costozza.

Costozza e le sue bellezze

Le bellezze di Costozza (illustrazione di Valentina Montemezzi)

© illustrazione V. Montemezzi
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