La collina dei profumi

Tra coralli fossili e fiori selvatici

Guido piano per non perdermi lo spettacolo. Un temporale settembrino, ha spazzato l’aria nelle ultime ore della notte e il sole radente fende l’umidità che fuma tra gli alberi dei boschi.
I prati sono carichi di rugiada.

Lascio l’auto per proseguire sul sentiero che sale dopo aver costeggiato due grandi covoli con i resti minimi di un antico insediamento di monaci. Un cambio di pendenza e il camminamento diventa roccioso. Dal terriccio sbuca la pietra calcarea bianca, bucata come teschi: trenta milioni di anni fa erano coralli.
Tra un passo e l’altro cerco con lo sguardo un segno che dia ragione ai miei pensieri e lo trovo nelle linee fossili di un’alga corallina. Raggiungo la cima, guardo verso la pianura ed immagino un gigantesco mare che si infrange su quella preistorica scogliera.
Viaggio nel tempo: sono in un fondale marino, nella casa di monaci, in un accampamento di soldati, su un sentiero di oggi. Tutto nello stesso punto.

Torno al presente. E’ il momento magico in cui le nubi si diradano e i raggi piovono. La schiena della collina è disseminata di erbe selvatiche che odorano: erba menta, erba limone, timo. Una concentrazione di fioriture ondeggiano mentre bombi, farfalle e altri insetti se ne rallegrano. Le api, moltissime, sono a caccia dell’ultimo nettare: laboriose lo raccolgono per fare il miele che servirà per passare l’inverno.

Il profumo è inebriante. Il suono di un aereo che plana verso Venezia allarga il senso di altitudine, i tocchi di un campanile quello dell’orizzonte. Guardo a sud e immagino l’Italia distendersi lunghissima.
Scatto qualche foto con addosso il piacere di una piccola avventura dietro casa.

Gianluca Sgreva

 

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